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domenica 13 settembre 2020

Stupide possono esserlo le risposte, mai le domande!


 Non esistono domande stupide! Stupide possono esserlo solo le risposte.

Troppe volte perdiamo occasioni e ci ritroviamo a rinunciare a delle opportunità per non aver fatto una semplice richiesta. Timidezza, timore, insicurezza sono i sentimenti che ci prevaricano e ci portano ad abbassare lo sguardo ed indietreggiare. Invece magari aver posto un piccolo quesito avrebbe potuto svoltarci la giornata o addirittura la vita. E se la risposta è no? O comunque è quello che non volevamo sentirci dire? Bene. Solo dopo aver chiesto potremo saperlo e regolarci di conseguenza. Certo, per alcune domande ci vuole molto coraggio: soprattutto quelle che facciamo a noi stessi! Ma se saremo sinceri, onesti e veri la risposta sarà quella giusta e mai stupida. 

Un ottimo venditore è colui che sa fare le giuste domande al cliente per una proposta adeguata. Un medico impara a chiedere i sintomi al paziente per approntare la giusta cura. Conoscere se stessi e gli altri avviene tramite continue domande e spesso la loro qualità determina la bontà della relazione. In sintesi “chiedi e ti sarà dato” è l’insegnamento evangelico che possiamo laicamente prendere in prestito come un suggerimento: non fermarti ad attendere risposte senza aver fatto le “giuste” domane. 


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mercoledì 5 agosto 2020

Accoglienza


Esistono parole che frequentemente utilizziamo senza averne la piena coscienza del suo significato e delle sue più alte accezioni. Una di queste è “accoglienza”.

Un sostantivo la cui etimologia si rintraccia nel latino co-ligere: cogliere; co - insieme e legere - raccogliere.

L'accoglienza è un'apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare - in una casa, in un gruppo, in sé stessi.

Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell'ospitalità - che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l'altro diventando un tutt'uno con lui. E anche se l'accoglienza di un vecchio amico siciliano può parere aliena rispetto all'accoglienza del conoscente giapponese, rimangono il medesimo fenomeno, diverso solo perché diverse sono le persone e le culture e il loro modo di aprirsi, il loro modo di fare entrare.

Così possiamo accettare che non esiste un'accoglienza assoluta o universale. Ma solamente la propria accoglienza.

Accoglienza nel suo significato più alto e puro non può che esprimersi ed esercitarsi sul piano emotivo. Accoglienza piena potrà concretizzarsi solo ed esclusivamente quando saremo in grado di riconoscere, interpretare e accettare tutte le emozioni nonostante la loro diversità e le loro sfumature, siano esse positive o negative, dentro e intorno a noi.

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“Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo i...