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venerdì 7 gennaio 2022

AgilTime

“Non ti auguro un dono qualsiasi,

ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

 

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non

solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,

ma tempo per essere contento.

 

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

ti auguro tempo perché te ne resti:

tempo per stupirti e tempo per fidarti

e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

 

Ti auguro tempo per toccare le stelle

e tempo per crescere, per maturare.

 

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.

Non ha più senso rimandare.

 

Ti auguro tempo per trovare te stesso,

per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

 

Ti auguro tempo anche per perdonare.

 

Ti auguro di avere tempo,

tempo per la vita.”

Elli Michler


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martedì 8 dicembre 2020

Meraviglia

 


Riusciamo ancora a meravigliarci di qualcosa? Riusciamo ancora a stupirci? 

Crescendo la capacità di meravigliarsi piano piano si affievolisce. Per alcuni addirittura scompare. Il nuovo, talvolta, finisce per impaurirci piuttosto che stupirci.

Invece potersi ancora far sorprendere da un paesaggio, da un opera d'arte, da un piacevole evento inatteso è importantissimo. I nostri migliori ricordi di quando eravamo bambini sono proprio di ciò che ci ha meravigliato. Perchè? 

La risposta è che quando qualcosa ci lascia a bocca aperta ci provoca un emozione, e sono proprio le emozioni le più grandi motivazioni dell'animo umano. Lo stupore della scoperta porta ad esplorare. La meraviglia del risultato porta a sperimentare. Questo avviene sia nel mondo tangibile che nell'intimità della nostra mente. 

L'attitudine allo stupore può essere allenata, se lo si vuole, fermandosi ogni tanto. Pulire il circondario dal grigiore della routine, della quotidianità, dell'ordinario. Ascoltare il silenzio. Riconoscere i colori. Annusare il profumo del nostro respiro. Gustare il proprio momento. 

E meravigliarsi di quanto straordinaria sia la nostra vita. 

9 Tricks di sopravvivenza mentale

mercoledì 5 agosto 2020

Accoglienza


Esistono parole che frequentemente utilizziamo senza averne la piena coscienza del suo significato e delle sue più alte accezioni. Una di queste è “accoglienza”.

Un sostantivo la cui etimologia si rintraccia nel latino co-ligere: cogliere; co - insieme e legere - raccogliere.

L'accoglienza è un'apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare - in una casa, in un gruppo, in sé stessi.

Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell'ospitalità - che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l'altro diventando un tutt'uno con lui. E anche se l'accoglienza di un vecchio amico siciliano può parere aliena rispetto all'accoglienza del conoscente giapponese, rimangono il medesimo fenomeno, diverso solo perché diverse sono le persone e le culture e il loro modo di aprirsi, il loro modo di fare entrare.

Così possiamo accettare che non esiste un'accoglienza assoluta o universale. Ma solamente la propria accoglienza.

Accoglienza nel suo significato più alto e puro non può che esprimersi ed esercitarsi sul piano emotivo. Accoglienza piena potrà concretizzarsi solo ed esclusivamente quando saremo in grado di riconoscere, interpretare e accettare tutte le emozioni nonostante la loro diversità e le loro sfumature, siano esse positive o negative, dentro e intorno a noi.

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domenica 7 giugno 2020

La Bolla


Può accadere che i nostri timori creino tutt'intorno a noi una sorta di bolla. Una come quelle che da bambini creavamo soffiando dentro alcuni tubetti con all'interno del detersivo per stoviglie. 
Quando ci troviamo in queste bolle la paura si attenua. Ci sentiamo quasi protetti. Ci circonda e ci culla quando si muove lenta e dolce. Nella bolla ci specchiamo. Dall'esterno arrivano immagini piacevolmente distorte ma tenui, rarefatte al punto da non preoccuparci. Nella bolla ci sentiamo fuori da ogni pericoloso agente contaminante. Nella bolla ci siamo noi con le nostre certezze. E nella curva della bolla troviamo il ritorno delle nostre convinzioni. Nella bolla è tutto per forza giusto, corretto, incontaminato.
Nella bolla però siamo soli. 
Tutte le bolle che abbiamo soffiato da bambini si sono poi inesorabilmente allontanate in balia dei venti e svanite al minimo tocco... sovente il tocco era anche il nostro.
Perché nella bolla dopo poco anche la nostra immagine riflessa si distorce e non ci rappresenta più. Nella bolla non sentiamo altre voci se non la nostra. Nella bolla poi si consuma l'ossigeno e comincia a mancarci il respiro. Possiamo anche urlare a squarcia gola ma il nostro grido non può raggiungere nessuno. Nella bolla siamo comunque in balia dei venti e possiamo sempre ruzzolare inaspettatamente. Col tempo nella bolla che sentivamo proteggerci comincia l'angoscia. 
La bolla al tocco vivo della realtà svanisce.

lunedì 1 giugno 2020

Inganno


 “Vediamo il mondo in maniera errata e diciamo che esso ci inganna.” - Rabindranath Tagore

Molto spesso diamo alle cose un significato: il nostro. Disegniamo una immagine e la incolliamo a ciò che ci circonda. Pensiamo e ci convinciamo a tal punto da farlo diventare realtà. Il processo però poi si esaspera fino a completamente dimenticare e non considerare che tutto è frutto della nostra cognizione. Formiamo giudizi e viviamo emozioni sul contingente da noi instaurato. Poi quando malauguratamente si rivela diverso dalla nostra congettura viviamo la frustrazione dell’inganno. La delusione cocente di una realtà che non rispetta quelle prerogative che noi gli abbiamo imposto. E questo avviene in diverse forme e dimensioni. Avviene nelle aspettative che riponiamo nelle cose e nelle relazioni. Ma la domanda che dobbiamo porci è: la mia visione è corretta? Ho dato alla cosa il suo significato oppure le ho dato il mio? Posso davvero sentirmi offeso da qualcosa o qualcuno che io pensavo essere diversa/o? Possiamo consapevolmente dare una responsabilità a quel “pesce che non sa arrampicarsi sugli alberi”?

Ogni giorno viviamo stati psicofisici condizionati dalle nostre congetture. Accettare l’inganno significa accettare la vita, accettazione consapevole dell’imponderabile evento quotidiano. Un esercizio utile a  diminuire responsabilmente le angosce è l’apertura: allenarsi ad abbandonare la soggettività e cambiare le prospettive in visioni agili. Levare le ancore del preconcetto irremovibile, del punto fermo, della verità assoluta. L’apertura riconosce la mutevolezza della realtà, delle relazioni, del flusso vitale.
Apertura alla conoscenza, alla curiosità della “menzogna” come strumento di formazione e crescita, apertura come disinnesco dell’inganno, apertura senza giudizio ma bensì come rivelazione.

Inganno è dare un senso alle cose, verità è scoprirne il loro senso.


venerdì 29 maggio 2020

Erranza



Erranza come attraversare il mondo; erranza come vedersi passare accanto il mondo.
Attraversare il mondo implica l’idea del movimento, attraversare la realtà, muoversi nella vita: è indicatore dell’azione volta all'essenza del vivere. L’errante è quindi in primis inteso come l’uomo libero d’agire. Senza vincoli né catene. L’individuo completamente a proprio agio nella pienezza della propria libertà. Colui che non si smarrisce, bensì si ritrova nella novità della scoperta. Se ne nutre e ne attinge forza di spirito. L’errante è pieno, centrato, ebro di libertà.
Al contrario l’erranza come vedersi passare accanto il mondo è l’errore dell’uomo immobile. L’individuo che ripudia l’azione. Che si sente smarrito nella vastità della propria libertà. Prova vertigine nella facoltà di scelta. Erra, cade, fallisce nella propria possibilità di sviluppo, apprendimento, di compimento pieno del proprio scopo.
Questa dicotomia dell’erranza Bauman, il teorico della vita liquida, la rintraccia in due figure erranti: il turista ed il vagabondo. Entrambi vivono l’erranza con significati diversi: chi erra spinto dalla pulsione ardente della vita e chi dalla attesa della morte.
Il turista che vuole scoprire, si evolve e promuove i suoi aspetti socioeconomici nella pienezza della vita e centrato sul mondo lo attraversa consapevolmente.
Il vagabondo, alter-ego del turista, vede il mondo passargli attorno intimorito, smarrito e rassegnato all'idea di esserne spettatore.
Entrambi erranti ma con significati e significanti diversi. Erranza come movimento libero, erranza come errore, turista come protagonista, vagabondo come spettatore: figure diverse ma comunque destinate inesorabilmente a convivere nell'erranza. Pertanto si segna un legame, un vincolo, una sintesi da non poter ripudiare.
Non vi è crescita senza errore ed ogni protagonista necessita di uno spettatore. Sta a noi accogliere l’erranza in noi, intorno a noi, nella vita e nel mondo.


sabato 23 maggio 2020

Autocontrollo



Molto spesso quando sentiamo la parola autocontrollo, nella nostra mente, ci sovviene l’immagine di una persona che, allorquando si trova in procinto di esplodere la propria rabbia attraverso invettive e/o violenze, attua una repressione verso se stesso e si forza a restare “calmo”.
In realtà l’autocontrollo è molto di più: ci basti pensare a quando guidiamo la macchina. Impariamo a “controllarla” e a “controllarne” ogni aspetto affinché ci conduca al luogo desiderato.
Autocontrollo, quindi, significa essere al volante della propria esistenza, tenendone salde le redini affinché vada verso i propri desideri.
Ne consegue che l’autocontrollo è l’antagonista del controllo esterno, del condizionamento dagli altri, del assoggettamento passivo agli accadimenti quotidiani, del influenza sul nostro stato emotivo da terze parti. Di fronte ad un quadro così nutrito di attività l’autocontrollo si candida ad essere una di quelle abilità caratteristiche della nostra intelligenza emotiva.
Essere piloti della propria vita emotiva implica necessariamente l’assunzione della responsabilità nelle proprie decisioni; ed ecco che autocontrollo si materializza come stretto parente della responsabilità di scelta. Noi scegliamo, decidiamo e di conseguenza ci responsabilizziamo e controlliamo.
L’esempio che mi viene più facile avendolo provato sulla mia pelle è quello del fumo. Ho fumato 20 anni. Ho smesso da quattro. Quando l’ho deciso. Nel momento del mio pieno autocontrollo sullo stato della mia volontà di farlo. Ho assunto una responsabilità con me stesso. Ho scelto di assumere il controllo di ciò ch’era un vizio ormai quasi indipendente dalla mia volontà.
Nel momento in cui vediamo una nostra a-zione o emo-zione, ovvero un nostro comportamento esterno oppure interno condizionato, generato, istigato, indotto da un fattore non sottoposto al nostro arbitrio allora è il momento di intervenire. Non siamo in auto-controllo.
Come fare?
Una tecnica è quella di procrastinare: il più semplicisticamente detto “conta fino a 10”. Nel momento in cui rileviamo qualcosa che ci sta sfuggendo potersi fermare a ripensare la cosa cercando nuove inquadrature potrebbe essere un ottimo espediente per affrontarla e riportarla entro i binari voluti.
Un’altra possibilità è quella della “soddisfazione”: ricordate quando da bambini ci dicevano, e spesso anche con tono sentenziale, “prima il dovere… e poi il piacere!” Beh personalmente questa affermazione è stata sempre mal digerita. Ma se dobbiamo proprio fare qualcosa meglio fare ciò che ci soddisfa! Se il dovere diventa piacere, sarà tutto più semplice anche da controllare ed il gioco è fatto. Ricordo sempre l’aforisma che recita: “Fa del tuo piacere il tuo lavoro, e non lavorerai neanche un giorno nella tua vita”. L’idea di fondo è quella di trovare qualcosa di piacevole, che ci soddisfi e che possa gratificarci in qualsiasi “dovere”.
Insomma di modi ce ne sono diversi e sui quali sono stati versati litri d’inchiostro.
Il migliore suggerimento che possiamo dare è quello di affidarsi a qualcuno che possa aiutarci, non certo con ricette pronte take-away, ma al contrario che possa accompagnarci nella scoperta e nell’allenamento del proprio autocontrollo: siamo tutti diversi e come fanno i sarti necessitiamo di abiti su misura. Un percorso di coaching credo che possa essere il passo più adeguato per sviluppare, allenare e migliorare il proprio autocontrollo.
Assumiamo consapevolmente la guida della nostra vita e saremo in grado di generare e sviluppare successo, gratitudine e felicità dentro ed intorno a noi.


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Negoziare con Successo: La relazione di valore

martedì 19 maggio 2020

Deficienza emotiva


Molti dei coach che seguo, in questo periodo di grandi frustrazioni dovute al lockdown e conseguenze varie, hanno riportato in auge i dogmi sull'intelligenza emotiva di Goleman. Nel 1995 lo psicologo americano studiò le persone che avevano maggior successo e determinò che non si trattava di persone con un Quoziente Intellettivo oltre la media, in senso tradizionale.
Al contrario riconobbe altre qualità nel "successo", ovvero la capacità di leggere la realtà oltre la superficie. Intelligenza nel senso più etimologico del termine: intus + legere che possiamo semplicisticamente tradurre come leggere all'interno. Quindi si tratta di riconoscere le proprie e altrui situazioni interne, le dinamiche che sottendono agli atteggiamenti individuali e collettivi. 
In effetti il periodo si presta molto, e forse necessita per davvero, di sviluppare la capacità di gestire le proprie emozioni, motivarsi, adattarsi al cambiamento in maniera positiva, oltre che sviluppare relazioni di successo.
Anzi, e qui arrivo al dunque, il momento storico ha palesato quanta deficienza emotiva abbiamo coltivato negli ultimi decenni. I nostri nonni avevano, probabilmente in maniera inconsapevole, un grado di Intelligenza Emotiva molto maggiore delle generazioni attuali. Le emozioni reali contro quelle dei reality. Le relazioni provate ma durevoli contro gli amori a progetto. La capacità di credere e battersi per dei valori (senza distinzione e pregiudizio verso alcuno per carità) contro l'apatia degli sdraiati. E questi sono solo alcune degli esempi che potremmo evidenziare come cartina al tornasole di una intelligenza emotiva largamente atrofizzata, o peggio in taluni casi, completamente assente.
E' comprovata e a prova di smentita l'esistenza di persone brillantemente istruite sulla tecnica e sulla scienza, ma invero completamente deficienti emotivamente: nella sua accezione latina da de-ficere nel senso stretto di mancanza. Per certo tutti ne avremo incontrati diversi. 
Ne vien da sé che, oggigiorno particolarmente, i celeberrimi postulati del successo teorizzati e studiati da Goleman, dovrebbero essere non solo divulgati ampiamente, ma dovrebbero trovare uno spazio adeguato nelle attività formative, nelle scuole ed in tutte quelle istituzioni che hanno a cuore le nuove generazioni: consapevolezza delle proprie emozioni, capacità di gestirle, motivazione, empatia e socializzazione. 
Siamo davvero tutti adeguatamente preparati?

martedì 12 maggio 2020

Negoziare con successo: la relazione di valore



James Bond, interpretato da Daniel Craig in Casino Royale, ad un certo punto dice:
 “A poker non giochi con le carte che hai in mano, ma con la persona che hai di fronte”.

Nell'esperienza negoziale si è potuto appurare quanto il valore risieda nelle parti in causa. L’inequivocabile capacità è quella di apportare e generare prosperità nel processo di negoziazione.


L’accento quindi viene volontariamente posto sul valore reciproco, senza il quale non avrebbe motivo d’esistenza la negoziazione stessa in maniera deontologicamente etica e responsabile.

Contrattiamo tutti i giorni per qualsiasi cosa, ma sarà di successo solo quella negoziazione che porterà valore a tutti gli attori coinvolti.
Il più grande valore che possiamo rilevare in ogni relazione o rapporto sociale ed economico è quello umano. Non di meno nella negoziazione il più grande significato lo danno le parti che trattano e come lo fanno.  

La bellezza della partita è data dalla qualità dei giocatori. Ed il valore dello spettacolo è garantito, indipendentemente da quanto segna il tabellino, dalle azioni di valore.



Scrivete pure le vostre riflessioni nei commenti.

Vi aspetto!!!

giovedì 7 maggio 2020

Calore



Uno dei fattori maggiormente incisivi sul valore dei nostri rapporti è il calore. Il calore è uno dei componenti essenziali di ogni comportamento che sottende al perseguimento di uno scopo positivo. Calore è sintomo di positività, al contrario di freddezza che lascia intendere un clima diametralmente opposto e negativo. Negatività è l’anti-valore per antonomasia. Purtroppo il calore non viene naturale per tutti, non si riesce sempre ad emanarlo spontaneamente o facilmente; ciò è dovuto a molteplici ragioni: educazione, infanzia, contesto o semplicemente carattere. La buona notizia è che possiamo sperimentare ed allenarci al calore che possiamo creare ed emanare.

Come vi siete sentiti quando avete percepito che la persona di fronte a voi vi considerava realmente importanti ed il vostro benessere gli stava davvero a cuore?
Lo sguardo benevolo per eccellenza è quello di un genitore: sin da piccoli bastava che ci guardasse la mamma per sentirsi pervasi di calore. L’infante che piange straziato ritrova la pace nella benevolenza di un familiare con il suo piacevole senso di calore.

La benevolenza è un metodo molto efficace per emanare ed indurre calore. Centrare il proprio asse sul vero bene dell’altro significa stabilire un contatto molto forte, vi si leggerà in faccia e verrete percepiti come calorosi facendo aumentare di molto i vostri punti. In ogni ambito e per ogni scopo.

Fate sentire che l’altro è importante e che volete il suo bene. Farlo in tutti i rapporti, quotidianamente, significa permearli di cordialità, premura, compassione e gentilezza d’animo. Ogni qual volta ho inserito benevolenza nei miei rapporti, questo si è innalzato ed ho potuto riscontrare dall'altra parte un illuminazione ed un piacere maggiore. Questo ha un fondamento scientifico: la benevolenza favorisce ed innalza il rilascio nel nostro organismo di ossitocina e serotonina, ovvero le sostanze del benessere.

Inoltre diminuisce, con la benevolenza, l’assoluta necessità di raggiungere un determinato scopo a tutti i costi. Se l’obiettivo è generare calore, cala la tensione per il risultato. Una volta cessata la pressione e l’incertezza, il tutto diventerà più fluido, con la naturale conseguenza non solo di raggiungere prima e meglio ciò ch'era prefissato, ma anche con maggiore sana sicurezza.

Non siate freddi ma benevoli, coltivate la vostra felicità innaffiandola di vero e sincero calore.


9 Trucchi di Sopravvivenza Mentale

mercoledì 29 aprile 2020

RiUscire



Ancora il virus circola e la conta dei contagi è una delle poche liturgie che oggi si possono celebrare. Molti di noi sono in casa da mesi ormai, ed hanno riadattato la propria esistenza a questa costretta nuova condizione. Ma tra poco potremo ri-uscire. La ormai tanto discussa fase 2.  Onestamente ho pensato sin dal primo giorno di quarantena a come sarà tornare a vivere l’esterno. La domanda è riusciremo a ri-uscire? A parte il gioco di parole non ho alcuna intenzione di infilarmi nel ginepraio delle considerazioni tecniche, politiche e ahimè spesso faziose sul come, chi e quando “concedere” la libertà di circolazione. Il mio interrogativo vuole porsi sulla condizione emotiva che proveremo in quella che dovremo ri-educare come normalità.

Non possiamo tornare indietro e far finta che sia stato un brutto sogno, no. E’ la realtà e per paura di morire non possiamo permetterci di smettere di vivere.

Dobbiamo chiedercelo ora per essere pronti domani: cosa proverò quando incontrerò un conoscente o un amico, e riuscirò a riconoscerlo solo dagli occhi dietro la mascherina? Sarò in grado di accettare quello che potrebbe essere un potenziale contagioso? Come reagirò a chi si scosterà da me perché anche io possibile portatore del virus? Quanta paura serpeggerà tra le strade?

Se ognuno farà il suo, dando il proprio contributo in quello che può, possiamo tranquillamente rasserenarci. Il buon senso di ognuno di noi dovrà essere il fondamento su cui costruire la nostra ri-uscita. Assumere atteggiamenti prudenti ma senza paura: incontriamoci nella distanza. Il sorriso più sincero è quello degli occhi, e se sarà genuino varrà più di un reale abbraccio. Prendiamoci cura della nostra mente, e affrontiamo giorno per giorno gli accadimenti con obiettività. Pensiamo a ciò che possiamo controllare, a quello che possiamo fare, e lasciamo andare via ogni pensiero su ciò che non può dipendere dalle nostre scelte. Arriverà poi il momento del ragionamento sui massimi sistemi. Accogliamo in ogni giorno quello che abbiamo, e usiamolo al meglio. Pianifichiamo il presente guardando con fiducia al domani. Proteggiamo noi stessi e proteggeremo gli altri. Ri-usciamo con la consapevolezza che il destino di tutti è forgiato dalle azioni di ognuno.

Allora sì che RiUsciamo.

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venerdì 24 aprile 2020

Routine




Diversi studi sono concordi sul fatto che occorrano 66 giorni per creare una abitudine. Così ugualmente per modificarla. Lo avevo appena appreso quando decisi di voler smettere di fumare e con questa consapevolezza mi risultò più facile compiere il primo passo e portarlo a compimento. Avevo coscienza di dover resistere poco meno di dieci settimane per vincere il vizio e dimostrarmi padrone di me stesso. Avevo provato tante volte a smettere ma mai con questa consapevolezza. Quindi funziona, fidatevi.
Possiamo crearci delle routine positive per il nostro benessere e la nostra crescita sapendo che l’obiettivo è sforzarci nel breve tempo e non mollare affinché diventi un comportamento abituale e il più delle volte inconscio. Ecco nove buone abitudini che dovresti conoscere:

1.       Guardare poca TV e razionalizzare l’uso del telefono;

2.       Scrivere gli obiettivi: dal più piccolo e immediato al più grande e a lungo termine; ma scriverli e fare in modo che possano essere visti spesso;

3.       Curare e allenare il fisico: l’allenamento genera energia positiva e sempre disponibile anche alla mente;

4.       Cercare gente positiva, ottimista ed entusiasta: solitamente sono le più intelligenti da frequentare;

5.       Concentrarsi una cosa alla volta con scala di priorità: Importanti e Urgenti – Importanti ma non Urgenti – Non Importanti ma Urgenti  – Ne Importanti ne Urgenti;

6.       Cercare il flusso ed evitare le distrazioni, per osservare il tutto si finisce per non finire nulla;

7.       Rendersi fluido ed adattabili: il mondo è in continua evoluzione ed ogni giorno è diverso dall'altro;

8.       Ascoltare: il primo principio della condivisione come apprendimento è la pro-attività percettiva;

9.       Ringraziare: c’è sempre un buon motivo per esser grati; l’amico per la presenza ed il nemico per l’occasione di crescita;

Prova ad implementare anche una di queste abitudini nella tua quotidianità e sono certo che ne apprezzerai gli effetti positivi molto presto.



giovedì 23 aprile 2020

Abilità


Nella convinzione positiva che saremo presto fuori da questo particolare momento, si avvicina il momento della ripartenza. Ma vista la situazione che ci ritroveremo sarebbe più opportuno parlare di ricostruzione. Saranno da ricreare un nuovo tessuto sociale, una nuova etica economica ed una nuova filosofia politica. Nel mentre che tutto questo accadrà l'augurio è che si ritorni alla affermazione delle abilità. Una competenza senza il saper fare è fine a se stessa. Tanta gente critica per faziosità e molti 
parlano senza competenze. Però per fortuna esistono persone che sono in grado di fare competentemente. Sono quelle persone che sanno fare con quello che hanno. Per le quali un ostacolo è una sfida. Vedono in una privazione la possibilità di nuove strade. Riconoscono in una crisi le opportunità. Oppure le sanno creare. Sono gli uomini e le donne delle possibilità oltre la cima. Sono quegli individui che sanno valutare le critiche costruttive, ma non si curano delle critiche ingiuste: sono solo i celati complimenti di chi riconosce indirettamente un merito. Alle parole antepongono fatti di valore reale. Gli "abili" sono già di per se pochi. Tuteliamoli perché ne avremo estremamente bisogno.

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mercoledì 22 aprile 2020

Resterà


Dopo il confinamento forzato della pandemia intravediamo il possibile, probabilmente parziale e graduale, ritorno alla "normalità". La previsione sul "come" sarà tecnicamente la lasciamo agli esperti. Ma l'isolamento per certo ci porterà ad avere una consapevolezza di una collettività ritrovata. Le sfortune comuni innalzano il senso di solidarietà anche per lo sconosciuto. L'individualità riscopre la propria essenza in una sfera comunitaria, dove perseguire il proprio benessere è strettamente e direttamente correlato al soddisfacimento del bene comune. Inoltre, avremo certamente maggiore dimestichezza con il mondo digitale, che in qualche modo ha surrogato la nostra esigenza di relazione sociale, mitigando il disorientamento della lontananza affettiva. Non solo strumenti di smart working ma anche di social meeting. Sapendo bene che l'importante e preziosa esperienza fisica non potrà essere sostituita da un microfono ed una webcam, non si può che costatare l'aiuto che gli strumenti digitali stanno fornendo e potranno dare nel futuro. Saremo anche coscienti che il consumismo spinto fino all'inutile dove siamo arrivati non potrà essere sostenibile. Il ripensamento delle priorità sarà spinto verso l'essenziale con sano equilibrio. E questo sarà anche dovuto al fatto che, anche i più giovani, in questa situazione, indotti probabilmente pure dallo stato sanzionatorio, ci siamo per forza dovuti riscoprire più coscienziosi, responsabili e maturi. Quindi un nuovo stato delle cose con molta meno approssimazione, tornando ad avere fiducia nelle scienze e nelle competenze. Sperando che queste trovino la loro giusta declinazione oltretutto nelle più importanti istituzioni politiche e governative.
Tutto ciò mi rende fiducioso che il futuro sarà migliore.

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martedì 21 aprile 2020

Svolta


Chi prima chi dopo, ci siamo trovati tutti ad affrontare una sfida così importante sul nostro sviluppo e sul nostro successo come quella di decidere quando svoltare e quando perseverare nella strada intrapresa. La domanda di fondo che tutti ci facciamo è: stiamo facendo realmente progressi sulla nostra visione di vita al punto da pensare che questa sia realmente corretta oppure dobbiamo provvedere ad un profondo cambiamento? Questo è quel cambiamento che si chiama "svolta". Una correzione mirata e adeguata alla rotta che vogliamo seguire. Non vi è una ricetta magica oppure un modello matematico da poter utilizzare per decidere se svoltare o perseverare. Non può e non deve essere eliminato l’elemento umano: visione, intuito, giudizio, sensazioni. Tutto ciò convoglia la creatività nella sua forma più produttiva, mentre il continuare a perseverare distrugge il nostro potenziale creativo. Chi non riesce a decidere se intraprendere una nuova direzione in base ai riscontri che ha, può rimanere intrappolato in una terra di morti viventi senza né crescere e ne morire, in un limbo dove consuma se stesso e chi gli sta intorno: nessun avanzamento o peggio andare a schiantarsi brutalmente al primo ostacolo. 
La buona notizia è che noi possiamo imparare, abbiamo una creatività innata e la capacità grandissima di raccogliere i segnali anche nel rumore di sottofondo di una grigia inesorabile routine. Alla base vi è la consapevolezza, che può essere anche imperfetta, ma possiamo migliorarla con adeguate attenzioni. Così potremo allineare ogni nostro sforzo o "movimento" alla nostra visione creandoci valore e stimolando in conseguenza la nostra felicità. Una buona svolta ci può riportare sulla rotta del nostro vero successo sostenibile.

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lunedì 20 aprile 2020

Il Processo



Le cose possono capitare e accadono. Sbagliamo tutti i giorni. Nelle situazioni più disparate. Chi vi dice che non commette mai errori o mente sapendo di mentire, oppure è un idiota da allontanare immediatamente da voi! Noi molto spesso riconosciamo ciò che non va. Ma sentiamo estremo il dovere di colpevolizzare qualcuno. E di sovente la prima persona che mettiamo in discussione siamo noi stessi. Emblematica è la frequente frase: “forse non sono portato per questo o per quello...”. Quindi colpa mia per inadeguatezza. Quale sarebbe la soluzione? Facile: mollo tutto e scappo!
Immediatamente dopo la nostra sete di giustizia ci porta a condannare colui con il quale si confeziona il peccato. Nella migliore delle ipotesi il più modesto produce l’aberrante affermazione: “la colpa è nel mezzo – 50 e 50!” Così siamo tutti meno responsabili, dividiamo il peccato e saremo almeno mezzi salvi. Siamo esseri umani e commettiamo errori. Quando si trova di fronte un errore alla gente viene “normale” mettersi a cercare un responsabile anziché cercare di risolverlo. Il modo in cui si gestiscono quegli errori può avere un impatto straordinario su di noi e sulla qualità che esprimiamo verso gli altri. 
Ciò che si impara studiando Scrum nell'Agile Project Management e che può essere sperimentato facilmente è che l’esperienza diventa significativa esclusivamente per l’apprendimento; ciò che conta veramente è analizzare la situazione attuale e lavorare sul futuro. Tutto ciò ch'è stato è del tutto irrilevante. Costruiamo il contesto giusto per fare del nostro meglio e tendere a quell'eccellenza che in tutti noi. Solo così ogni errore sarà foriero di nuove opportunità! Non importa nulla la colpa ma analizza il processo, e così risolvi il problema.

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venerdì 17 aprile 2020

Il saper non fare


In una buona organizzazione troviamo sempre tempo e modo per fissare le cose da fare. Ci sono persino diverse applicazioni che ci aiutano nelle "to do list". Siamo alla ricerca costante di efficienza ma, delle innumerevoli risorse che abbiamo a disposizione a proprio piacimento o necessità, ve n'è una di cui non ne possiamo usufruire illimitatamente ed anzi, inesorabilmente, si consuma un giorno dopo l'altro: il tempo. La sua gestione parte da un presupposto fondamentale ch'è fissare le priorità nelle cose che generano maggior valore. A tutto il resto si potrà relegare quanto ne resta inutilizzato. Per addivenire a ciò il modo più efficace è imparare il "No". Sapere cosa non fare equivale a rifiutarsi di svolgere ogni azione che comporti un investimento, oltre che di energie, di tempo. Il "No" è la parola che fa guadagnare tantissimo tempo. La prima causa della perdita del tempo sono le persone: saranno spesso impegnate, non riuscendo a gestire il proprio tempo, a chiederti aiuto per delle loro mansioni. O peggio cercheranno di delegare a te i loro compiti. Quindi dobbiamo chiederci: "questo è l'uso più produttivo per me del mio tempo?" Se la risposta è negativa, possiamo serenamente ringraziare per la richiesta e, gentilmente, rispondere che ci occuperemo della cosa se e quando sarà possibile, una volta terminate le nostre priorità. Hai già molti impegni e responsabilità a cui star dietro. La lista di lavoro che puoi svolgere materialmente è oramai satura. Attenzione!! Non parliamo solo di lavoro ma è un valore da custodire ed implementare a dovere anche la sfera umana di ogni persona: la famiglia, gli affetti, le amicizie, gli hobby e le passioni generano un valore immenso e necessitiamo di tempo per prendercene cura adeguatamente. Solo se smettiamo di fare cose che non producono valore possiamo tenere sotto controllo il nostro tempo ed impiegarlo al meglio. Rifiutati di farti aggiungere cose da fare che per te non hanno valore. Sperimenta il "No". Dillo consapevolmente e sarai padrone del tuo tempo. 

giovedì 16 aprile 2020

Preparazione


Dice Sun Tzu ne L’arte della guerra: “Conoscendo sia gli altri che se stessi la vittoria non viene messa a repentaglio, e conoscendo i fattori celesti e terrestri essa può essere completata”. Si vuole intendere che un vittoria non può prescindere dal sapere, dalla conoscenza e dalla consapevolezza di tutto quanto è coinvolto nella contesa: noi, gli altri e ciò che ci circonda che ne viene comunque coinvolto.
Pensiamo a  Napoleone, se avesse saputo e così sviluppato una strategia, scelto una strada, valutato le prospettive in maniera diversa probabilmente in Russia, e anche nel resto della sua esistenza, le cose sarebbero andate diversamente. Una guerra prevista veloce e di successo, e con una superiorità di uomini e mezzi conclamata anche dalla nomenclatura di “Grande Armata”, 700.000 uomini contro meno di 500.000, si è rivelata al contrario una lunga e logorante clamorosa disfatta. Napoleone non solo non aveva previsto la vastità della zona di conflitto, ma neanche aveva considerato l’aspetto umano di soldati partiti in estate ma ritrovatisi ancora a combattere e allontanarsi da casa in inverno inoltrato con temperature rigide e assideranti.
Immaginate di costruire un palazzo di 5 piani su un terreno franabile: disastro assicurato, pazzo da rinchiudere chi lo fa. Ecco il terreno su cui poniamo ogni nostra azione dev'essere indagato, percepito con pienezza e assimilato con dimestichezza.
Essere preparati non solo è utile, ma per chi deve agire in qualsiasi direzione, oggi giorno, è un dovere verso di se e verso gli altri.
La preparazione parte da se: devi sapere bene, avere coscienza di quello che sei, di quello che hai a disposizione e di ciò che eventualmente ti è necessario. Sapere di non sapere, come affermava Socrate, è il principio per il quale abbiamo pienezza delle nostre mancanze. Così da poterle colmare direttamente o indirettamente ma allo stesso tempo con uguale efficacia.
Conoscere chi abbiamo di fronte è indispensabile. Quante volte è successo di “leggere nel pensiero”, ovvero immaginare una situazione che poi si verifica realmente, un amante, un amico, un cliente, un nostro capo, o comunque una persona che frequentiamo con assiduità? Sono certo che sarà capitato anche a voi diverse volte. Ecco, conoscere l’altro serve a prevederne le mosse, le azioni, o anche le eventuali conseguenze che una nostra azione provochi nell'altro: una nostra esclamazione molto esuberante potrebbe avere reazioni completamente diverse se rivolta ad una persona particolarmente timida al contrario di una molto sicura di se. Così come in una trattativa una determinata proposta può sortire effetti diversi su parti in causa che hanno condizioni diverse.
I fattori celesti e terreni possiamo ritenerli in maniera empirica come quelle le leggi che regolano il mondo. Napoleone sapeva che sarebbe arrivato l’inverno, e probabilmente la sfiga volle che sia arrivato anche in anticipo (fattore celeste), ma consciamente o inconsciamente non l’ha considerato a dovere, forse troppo assorto nella presunzione di riuscire a chiudere la pratica in tempi brevi. Gestire il tempo è un’arte che va allenata con costanza e si acquisisce con esperienza. Sapere il “quando” oltre che il “come” è una discriminante fondamentale del successo. Bisogna saperlo.
La consapevolezza di quello che accade o potrebbe accadere, indipendentemente dalla nostra volontà, oppure, dalle nostre capacità, è una variabile che può cambiare le sorti di una situazione in maniera drastica.
Fate la differenza, preparatevi.

mercoledì 15 aprile 2020

MULTI-DESTROYING


La moda del momento è quella del vantarsi nel riuscire a fare mille cose contemporaneamente. Ed ammetto di averlo fatto qualche volta anch'io. Tutti conosciamo comunque qualcuno che gestisce tre progetti contemporaneamente, parla al cellulare mentre guida, esterna al alta voce le miriadi di compiti che riesce a fare al giorno.
 Praticamente il giocoliere che aumenta il numero di palline da far girare in aria, e più ne ha più cerca l’applauso per non averle fatte cadere. Pensiamo che sia possibile ma purtroppo non lo è.
Uno studioso di nome Harold Pashler nei primi anni novanta ha dato un nome a questo fenomeno e lo ha chiamato “interferenza da doppio compito”. L’esperimento che ha condotto era molto semplice: dava un compito ad un gruppo di persone molto semplice come premere un bottone ad un determinato suono, aggiungendo un ulteriore semplice compito il tempo di impiegato raddoppiava. Pashler alla fine dei suoi studi è arrivato all'assunto che le persone pensano una cosa alla volta. E nel momento che dovete passare da un compito all'altro vi è una perdita di energia e di tempo, e ciò è dovuto al cambiamento da un contesto ad un altro. Occorre un certo sforzo per “interrompere” un processo, accedere alla memoria e recuperarne un altro, per poi svolgere quel lavoro.
Il nostro cervello lavora in serie e non in parallelo. Quindi deve fisiologicamente terminare un processo per procedere con quello successivo. Pensate, lavorando al pc, quanto tempo impiegate a chiudere un file per riaprirne e un altro, saranno certamente frazioni di secondo o secondi in base al tipo di file che sommati alla fine è tempo “sprecato” se lo facciamo in continuazione.

Progetto AgilMind

AgilTime

“Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo i...