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mercoledì 5 agosto 2020

Accoglienza


Esistono parole che frequentemente utilizziamo senza averne la piena coscienza del suo significato e delle sue più alte accezioni. Una di queste è “accoglienza”.

Un sostantivo la cui etimologia si rintraccia nel latino co-ligere: cogliere; co - insieme e legere - raccogliere.

L'accoglienza è un'apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare - in una casa, in un gruppo, in sé stessi.

Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell'ospitalità - che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l'altro diventando un tutt'uno con lui. E anche se l'accoglienza di un vecchio amico siciliano può parere aliena rispetto all'accoglienza del conoscente giapponese, rimangono il medesimo fenomeno, diverso solo perché diverse sono le persone e le culture e il loro modo di aprirsi, il loro modo di fare entrare.

Così possiamo accettare che non esiste un'accoglienza assoluta o universale. Ma solamente la propria accoglienza.

Accoglienza nel suo significato più alto e puro non può che esprimersi ed esercitarsi sul piano emotivo. Accoglienza piena potrà concretizzarsi solo ed esclusivamente quando saremo in grado di riconoscere, interpretare e accettare tutte le emozioni nonostante la loro diversità e le loro sfumature, siano esse positive o negative, dentro e intorno a noi.

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mercoledì 1 luglio 2020

No Stress



Sarà certamente capitato di essere preparatissimi per una riunione, un esame, un evento particolarmente importante e proprio nel momento di doverlo dimostrare non riuscire ad esprimersi al meglio. O addirittura dimenticare molto di quanto preparato. Andare in panico ed in qualche modo fallire.

Per esempio, personalmente, è capitato molto spesso di leggere la domanda di un esame e nonostante fosse l’argomento studiato al meglio non ricordare quasi nulla trasformando un potenziale 30 e lode in un misero e stiracchiato 18. Eppure avevo studiato tanto ed adeguatamente. Cosa è successo? Nulla di grave: solo una particolare ansia da prestazione che ci ha sabotato nel momento decisivo… Capita a tutti: attori, cantanti, professionisti e grandi manager, studenti e professori; insomma almeno la cosa è democratica… Ma cosa fa davvero la differenza tra coloro che si preparano e centrano perfettamente l’obiettivo rispetto a quelli che si preparano in egual modo e non raggiungono lo stesso risultato? Cosa permette di segnare un rigore decisivo della finale dei mondiali oppure lo fa sbagliare?

Semplice: saper riconoscere, gestire e allenare l’ansia che proviene dallo stress al quale siamo sottoposti in quel determinato momento.

Ansia non è per forza una compagna negativa: al contrario possiamo considerarla la spia della nostra attenzione, colei che ci permette appunto di prepararci adeguatamente ad un appuntamento importante, oppure di non commettere quegli errori che potrebbero potenzialmente danneggiarci.

Ma c’è un limite oltre il quale l’ansia comincia inconsciamente a sabotarci: quando questa non permettere di affrontare con serenità l’evento, ovvero ci innervosisce sempre più fino a rendere negativa la situazione che stiamo vivendo. Veniamo sopraffatti dall'angoscia e dalla smania isterica del risultato ad ogni costo come se fosse questione di vita o di morte. Così che cominciamo a balbettare, dimentichiamo ciò ch'era chiaro nella nostra mente cinque minuti prima, sguardo basso, pive nel sacco e fine del gioco: game over.

E’ necessario lavorare sulla gestione delle nostre emozioni, e si può fare davvero molto: possiamo allenarci ed implementare la nostra intelligenza emotiva per esprimere al massimo le nostre potenzialità ed poterci godere al meglio il meraviglioso viaggio verso i nostri migliori traguardi.

No stress and good job  


mercoledì 17 giugno 2020

Manifesto AgilMind


Nella vita di ognuno di noi arrivano quei momenti dove constatiamo il movimento, il flusso, il divenire costante della realtà che ci circonda. Un contesto sociale ed emotivo mutevole e aperto a variabili sempre più spesso imprevedibili celando insidie e minacce.

Agil Mind vuole che venga messo sempre in discussione, senza alcun giudizio, tutto ciò che pare ovvio; abbandonando ogni apatia mentale votata all'accettazione inerme di conclusioni che potrebbero sembrare favorevoli ma senza alcuna validazione: le trappole mentali. Riconoscere i segni “forti”, ma soprattutto le più pericolose “spie deboli” della nostra quotidianità.

Agil Mind sperimenta ogni giorno il duplice significato del termine “errare”: errare nella ricerca costante di libertà, colui che erra non ha una meta definita ma è il suo stesso errare, nell'adattamento sempre costante e maggiore al luogo in divenire, la sua reale meta; ed allo stesso tempo la facoltà serena dell’accettazione l’errore come foriero d’insegnamento. Tutti noi abbiamo imparato a camminare cadendo. Nell'errore come processo di apprendimento risiede la libertà e la possibilità maggiore di crescita.

Cullare serenamente l’idea che domani non è nient’altro che un nuovo oggi: può riservare sorprese inattese ma anche imprevisti diversi. Agil Mind comprende in sé la concezione di tempo agile: muoversi in tempo agilmente per non perdersi, per non sprecarsi, per non sperperare l’unica risorsa veramente limitata in natura, il tempo.

Agil Mind significa abbandonare ogni nostra concezione rigida: la pianificazione della propria visione per il futuro non potrà che essere accompagnata da una capacità di ri-orientarsi e ripensarsi nel presente. Nel momento in cui cerchiamo di vedere ciò che accadrà, nell'attuale contesto in regolare aumento per complessità ed imprevedibilità, relazioniamo situazioni che sembrano connesse e ci alimentiamo di ingannevoli prove. Questo rischia di farci cadere in errore e mina la nostra capacità di fornire soluzioni o risposte al mondo che si trasforma. Ciò ch'era buono ieri non per forza è buono oggi, e quasi certamente non lo sarà domani, per lo meno in egual modo.

Pertanto Agil Mind offre la possibilità di un approccio agile per muoversi nell'attuale contesto VICA - Volatile, Incerto, Complesso, Ambiguo - prendendo spunti e cogliendo le opportunità. Una pianificazione snella e organica che tenga presente la mutevolezza e l’imprevedibilità contingente. Smettere di camminare a testa bassa, senza ne’ godere del panorama né adeguare la guida alla strada che stiamo percorrendo, perché è il miglior metodo per schiantarsi, alla prima curva, al primo imprevisto, al primo ostacolo, o peggio ancora, fermarci al primo affanno. Affrontare ogni sfida, anche la partita più difficile, afferrandone sempre ogni buona opportunità.

Agil Mind intende letteralmente insegnare a leggere la realtà, tanto quella esterna quanto quella interna, per comprenderla, viverla a pieno e dominarla nel suo più ricco valore. 


venerdì 12 giugno 2020

Tutto procede come Imprevisto



Proviamo a schedulare ogni attimo della nostra esistenza. Nell'impresa è spesso consuetudine calcolare tutte le variabili di un progetto più volte e produrre fantastici grafici e diagrammi rappresentativi di ferme previsioni. Creiamo rigide convinzioni sulle nostre esperienze aspettandoci che la realtà ciclicamente si comporti in maniera uniforme.

Ma la natura ha disposto una condizione secondo la quale, per quanto ad ogni giorno possa seguirne un altro, il primo non sarà mai uguale al secondo. Pensiamo anche solo alla luce di un giorno che non sarà la stessa e per lo stesso tempo dell’altro. Mai.
L’imponderabilità è una faccenda con la quale tutti prima o poi dobbiamo fare i conti. L’imprevisto coglie chiunque, senza preavviso. Ed il più delle volte accade quando i piani sembrano destinati a procedere proprio come li avevamo pensati, preparati, studiati, analizzati. Laddove abbiamo ridotto ogni margine d’errore, il fallo è pronto a manifestarsi. Può accadere. E’ la fallibilità del “secondo me è impossibile”.

Possiamo comunque provare ad accogliere “l’inaspettato” come un ospite di quelli non preannunciati da far accomodare ugualmente in salotto: osservarlo e comprenderne l’eventuale natura, ed all'occorrenza giovarne per qualche aspetto. L’imprevisto come novità, come processo di crescita, di apprendimento, di curiosità. Se non in qualcosa forse in noi stessi, l’occasione di provarci su un nuovo terreno, sotto una nuova luce, in una nuova dimensione.

L’alternativa è precluderci tutto e fuggire tra gli alibi e le scomode barricate delle nostre convinzioni. Ma la fuga dall'imponderabile è la fuga quindi dalla vita; chiudere gli occhi di fronte alla straordinaria bellezza delle diverse sfumature tra gli istanti.

“La vita è sempre trionfo dell’improbabile e miracolo dell’imprevisto” H. De Lubac


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domenica 7 giugno 2020

La Bolla


Può accadere che i nostri timori creino tutt'intorno a noi una sorta di bolla. Una come quelle che da bambini creavamo soffiando dentro alcuni tubetti con all'interno del detersivo per stoviglie. 
Quando ci troviamo in queste bolle la paura si attenua. Ci sentiamo quasi protetti. Ci circonda e ci culla quando si muove lenta e dolce. Nella bolla ci specchiamo. Dall'esterno arrivano immagini piacevolmente distorte ma tenui, rarefatte al punto da non preoccuparci. Nella bolla ci sentiamo fuori da ogni pericoloso agente contaminante. Nella bolla ci siamo noi con le nostre certezze. E nella curva della bolla troviamo il ritorno delle nostre convinzioni. Nella bolla è tutto per forza giusto, corretto, incontaminato.
Nella bolla però siamo soli. 
Tutte le bolle che abbiamo soffiato da bambini si sono poi inesorabilmente allontanate in balia dei venti e svanite al minimo tocco... sovente il tocco era anche il nostro.
Perché nella bolla dopo poco anche la nostra immagine riflessa si distorce e non ci rappresenta più. Nella bolla non sentiamo altre voci se non la nostra. Nella bolla poi si consuma l'ossigeno e comincia a mancarci il respiro. Possiamo anche urlare a squarcia gola ma il nostro grido non può raggiungere nessuno. Nella bolla siamo comunque in balia dei venti e possiamo sempre ruzzolare inaspettatamente. Col tempo nella bolla che sentivamo proteggerci comincia l'angoscia. 
La bolla al tocco vivo della realtà svanisce.

lunedì 1 giugno 2020

Inganno


 “Vediamo il mondo in maniera errata e diciamo che esso ci inganna.” - Rabindranath Tagore

Molto spesso diamo alle cose un significato: il nostro. Disegniamo una immagine e la incolliamo a ciò che ci circonda. Pensiamo e ci convinciamo a tal punto da farlo diventare realtà. Il processo però poi si esaspera fino a completamente dimenticare e non considerare che tutto è frutto della nostra cognizione. Formiamo giudizi e viviamo emozioni sul contingente da noi instaurato. Poi quando malauguratamente si rivela diverso dalla nostra congettura viviamo la frustrazione dell’inganno. La delusione cocente di una realtà che non rispetta quelle prerogative che noi gli abbiamo imposto. E questo avviene in diverse forme e dimensioni. Avviene nelle aspettative che riponiamo nelle cose e nelle relazioni. Ma la domanda che dobbiamo porci è: la mia visione è corretta? Ho dato alla cosa il suo significato oppure le ho dato il mio? Posso davvero sentirmi offeso da qualcosa o qualcuno che io pensavo essere diversa/o? Possiamo consapevolmente dare una responsabilità a quel “pesce che non sa arrampicarsi sugli alberi”?

Ogni giorno viviamo stati psicofisici condizionati dalle nostre congetture. Accettare l’inganno significa accettare la vita, accettazione consapevole dell’imponderabile evento quotidiano. Un esercizio utile a  diminuire responsabilmente le angosce è l’apertura: allenarsi ad abbandonare la soggettività e cambiare le prospettive in visioni agili. Levare le ancore del preconcetto irremovibile, del punto fermo, della verità assoluta. L’apertura riconosce la mutevolezza della realtà, delle relazioni, del flusso vitale.
Apertura alla conoscenza, alla curiosità della “menzogna” come strumento di formazione e crescita, apertura come disinnesco dell’inganno, apertura senza giudizio ma bensì come rivelazione.

Inganno è dare un senso alle cose, verità è scoprirne il loro senso.


sabato 23 maggio 2020

Autocontrollo



Molto spesso quando sentiamo la parola autocontrollo, nella nostra mente, ci sovviene l’immagine di una persona che, allorquando si trova in procinto di esplodere la propria rabbia attraverso invettive e/o violenze, attua una repressione verso se stesso e si forza a restare “calmo”.
In realtà l’autocontrollo è molto di più: ci basti pensare a quando guidiamo la macchina. Impariamo a “controllarla” e a “controllarne” ogni aspetto affinché ci conduca al luogo desiderato.
Autocontrollo, quindi, significa essere al volante della propria esistenza, tenendone salde le redini affinché vada verso i propri desideri.
Ne consegue che l’autocontrollo è l’antagonista del controllo esterno, del condizionamento dagli altri, del assoggettamento passivo agli accadimenti quotidiani, del influenza sul nostro stato emotivo da terze parti. Di fronte ad un quadro così nutrito di attività l’autocontrollo si candida ad essere una di quelle abilità caratteristiche della nostra intelligenza emotiva.
Essere piloti della propria vita emotiva implica necessariamente l’assunzione della responsabilità nelle proprie decisioni; ed ecco che autocontrollo si materializza come stretto parente della responsabilità di scelta. Noi scegliamo, decidiamo e di conseguenza ci responsabilizziamo e controlliamo.
L’esempio che mi viene più facile avendolo provato sulla mia pelle è quello del fumo. Ho fumato 20 anni. Ho smesso da quattro. Quando l’ho deciso. Nel momento del mio pieno autocontrollo sullo stato della mia volontà di farlo. Ho assunto una responsabilità con me stesso. Ho scelto di assumere il controllo di ciò ch’era un vizio ormai quasi indipendente dalla mia volontà.
Nel momento in cui vediamo una nostra a-zione o emo-zione, ovvero un nostro comportamento esterno oppure interno condizionato, generato, istigato, indotto da un fattore non sottoposto al nostro arbitrio allora è il momento di intervenire. Non siamo in auto-controllo.
Come fare?
Una tecnica è quella di procrastinare: il più semplicisticamente detto “conta fino a 10”. Nel momento in cui rileviamo qualcosa che ci sta sfuggendo potersi fermare a ripensare la cosa cercando nuove inquadrature potrebbe essere un ottimo espediente per affrontarla e riportarla entro i binari voluti.
Un’altra possibilità è quella della “soddisfazione”: ricordate quando da bambini ci dicevano, e spesso anche con tono sentenziale, “prima il dovere… e poi il piacere!” Beh personalmente questa affermazione è stata sempre mal digerita. Ma se dobbiamo proprio fare qualcosa meglio fare ciò che ci soddisfa! Se il dovere diventa piacere, sarà tutto più semplice anche da controllare ed il gioco è fatto. Ricordo sempre l’aforisma che recita: “Fa del tuo piacere il tuo lavoro, e non lavorerai neanche un giorno nella tua vita”. L’idea di fondo è quella di trovare qualcosa di piacevole, che ci soddisfi e che possa gratificarci in qualsiasi “dovere”.
Insomma di modi ce ne sono diversi e sui quali sono stati versati litri d’inchiostro.
Il migliore suggerimento che possiamo dare è quello di affidarsi a qualcuno che possa aiutarci, non certo con ricette pronte take-away, ma al contrario che possa accompagnarci nella scoperta e nell’allenamento del proprio autocontrollo: siamo tutti diversi e come fanno i sarti necessitiamo di abiti su misura. Un percorso di coaching credo che possa essere il passo più adeguato per sviluppare, allenare e migliorare il proprio autocontrollo.
Assumiamo consapevolmente la guida della nostra vita e saremo in grado di generare e sviluppare successo, gratitudine e felicità dentro ed intorno a noi.


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Negoziare con Successo: La relazione di valore

martedì 12 maggio 2020

Negoziare con successo: la relazione di valore



James Bond, interpretato da Daniel Craig in Casino Royale, ad un certo punto dice:
 “A poker non giochi con le carte che hai in mano, ma con la persona che hai di fronte”.

Nell'esperienza negoziale si è potuto appurare quanto il valore risieda nelle parti in causa. L’inequivocabile capacità è quella di apportare e generare prosperità nel processo di negoziazione.


L’accento quindi viene volontariamente posto sul valore reciproco, senza il quale non avrebbe motivo d’esistenza la negoziazione stessa in maniera deontologicamente etica e responsabile.

Contrattiamo tutti i giorni per qualsiasi cosa, ma sarà di successo solo quella negoziazione che porterà valore a tutti gli attori coinvolti.
Il più grande valore che possiamo rilevare in ogni relazione o rapporto sociale ed economico è quello umano. Non di meno nella negoziazione il più grande significato lo danno le parti che trattano e come lo fanno.  

La bellezza della partita è data dalla qualità dei giocatori. Ed il valore dello spettacolo è garantito, indipendentemente da quanto segna il tabellino, dalle azioni di valore.



Scrivete pure le vostre riflessioni nei commenti.

Vi aspetto!!!

domenica 3 maggio 2020

Nessuno può - Bukowski


Nessuno può salvarti se non
tu stesso.
Sarai continuamente messo
in situazioni praticamente
impossibili.
Ti metteranno continuamente alla prova
con sotterfugi, inganni e
sforzi
per farti capitolare, arrendere e/o morire silenziosamente
dentro.

Nessuno può salvarti se non
tu stesso
e sarà abbastanza facile fallire
davvero facilissimo
ma non farlo, non farlo, non farlo.
Guardali e basta.
Ascoltali.
Vuoi diventare così?
Un essere senza volto, senza cervello, senza cuore?
Vuoi provare
la morte prima della morte?

Nessuno può salvarti se non
tu stesso
e vale la pena di salvarti.
È una guerra non facile da vincere
ma se c’è qualcosa che vale la pena vincere
è questa.

Pensaci su
pensa al fatto di salvare il tuo io.

Il tuo io spirituale.
il tuo io viscerale.
il tuo io magico che canta e
il tuo io bellissimo.
Salvalo.
Non unirti ai morti-di-spirito.

Mantieni il tuo io
con umorismo e benevolenza
e alla fine
se necessario
scommetti sulla tua vita mentre combatti,
fottitene dei pronostici, fottitene
del prezzo.

Solo tu puoi salvare il tuo
io.

Fallo! Fallo!

Allora saprai esattamente di cosa
sto parlando.

Charles Bukowski

Progetto AgilMind



mercoledì 29 aprile 2020

RiUscire



Ancora il virus circola e la conta dei contagi è una delle poche liturgie che oggi si possono celebrare. Molti di noi sono in casa da mesi ormai, ed hanno riadattato la propria esistenza a questa costretta nuova condizione. Ma tra poco potremo ri-uscire. La ormai tanto discussa fase 2.  Onestamente ho pensato sin dal primo giorno di quarantena a come sarà tornare a vivere l’esterno. La domanda è riusciremo a ri-uscire? A parte il gioco di parole non ho alcuna intenzione di infilarmi nel ginepraio delle considerazioni tecniche, politiche e ahimè spesso faziose sul come, chi e quando “concedere” la libertà di circolazione. Il mio interrogativo vuole porsi sulla condizione emotiva che proveremo in quella che dovremo ri-educare come normalità.

Non possiamo tornare indietro e far finta che sia stato un brutto sogno, no. E’ la realtà e per paura di morire non possiamo permetterci di smettere di vivere.

Dobbiamo chiedercelo ora per essere pronti domani: cosa proverò quando incontrerò un conoscente o un amico, e riuscirò a riconoscerlo solo dagli occhi dietro la mascherina? Sarò in grado di accettare quello che potrebbe essere un potenziale contagioso? Come reagirò a chi si scosterà da me perché anche io possibile portatore del virus? Quanta paura serpeggerà tra le strade?

Se ognuno farà il suo, dando il proprio contributo in quello che può, possiamo tranquillamente rasserenarci. Il buon senso di ognuno di noi dovrà essere il fondamento su cui costruire la nostra ri-uscita. Assumere atteggiamenti prudenti ma senza paura: incontriamoci nella distanza. Il sorriso più sincero è quello degli occhi, e se sarà genuino varrà più di un reale abbraccio. Prendiamoci cura della nostra mente, e affrontiamo giorno per giorno gli accadimenti con obiettività. Pensiamo a ciò che possiamo controllare, a quello che possiamo fare, e lasciamo andare via ogni pensiero su ciò che non può dipendere dalle nostre scelte. Arriverà poi il momento del ragionamento sui massimi sistemi. Accogliamo in ogni giorno quello che abbiamo, e usiamolo al meglio. Pianifichiamo il presente guardando con fiducia al domani. Proteggiamo noi stessi e proteggeremo gli altri. Ri-usciamo con la consapevolezza che il destino di tutti è forgiato dalle azioni di ognuno.

Allora sì che RiUsciamo.

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venerdì 24 aprile 2020

Routine




Diversi studi sono concordi sul fatto che occorrano 66 giorni per creare una abitudine. Così ugualmente per modificarla. Lo avevo appena appreso quando decisi di voler smettere di fumare e con questa consapevolezza mi risultò più facile compiere il primo passo e portarlo a compimento. Avevo coscienza di dover resistere poco meno di dieci settimane per vincere il vizio e dimostrarmi padrone di me stesso. Avevo provato tante volte a smettere ma mai con questa consapevolezza. Quindi funziona, fidatevi.
Possiamo crearci delle routine positive per il nostro benessere e la nostra crescita sapendo che l’obiettivo è sforzarci nel breve tempo e non mollare affinché diventi un comportamento abituale e il più delle volte inconscio. Ecco nove buone abitudini che dovresti conoscere:

1.       Guardare poca TV e razionalizzare l’uso del telefono;

2.       Scrivere gli obiettivi: dal più piccolo e immediato al più grande e a lungo termine; ma scriverli e fare in modo che possano essere visti spesso;

3.       Curare e allenare il fisico: l’allenamento genera energia positiva e sempre disponibile anche alla mente;

4.       Cercare gente positiva, ottimista ed entusiasta: solitamente sono le più intelligenti da frequentare;

5.       Concentrarsi una cosa alla volta con scala di priorità: Importanti e Urgenti – Importanti ma non Urgenti – Non Importanti ma Urgenti  – Ne Importanti ne Urgenti;

6.       Cercare il flusso ed evitare le distrazioni, per osservare il tutto si finisce per non finire nulla;

7.       Rendersi fluido ed adattabili: il mondo è in continua evoluzione ed ogni giorno è diverso dall'altro;

8.       Ascoltare: il primo principio della condivisione come apprendimento è la pro-attività percettiva;

9.       Ringraziare: c’è sempre un buon motivo per esser grati; l’amico per la presenza ed il nemico per l’occasione di crescita;

Prova ad implementare anche una di queste abitudini nella tua quotidianità e sono certo che ne apprezzerai gli effetti positivi molto presto.



giovedì 23 aprile 2020

Abilità


Nella convinzione positiva che saremo presto fuori da questo particolare momento, si avvicina il momento della ripartenza. Ma vista la situazione che ci ritroveremo sarebbe più opportuno parlare di ricostruzione. Saranno da ricreare un nuovo tessuto sociale, una nuova etica economica ed una nuova filosofia politica. Nel mentre che tutto questo accadrà l'augurio è che si ritorni alla affermazione delle abilità. Una competenza senza il saper fare è fine a se stessa. Tanta gente critica per faziosità e molti 
parlano senza competenze. Però per fortuna esistono persone che sono in grado di fare competentemente. Sono quelle persone che sanno fare con quello che hanno. Per le quali un ostacolo è una sfida. Vedono in una privazione la possibilità di nuove strade. Riconoscono in una crisi le opportunità. Oppure le sanno creare. Sono gli uomini e le donne delle possibilità oltre la cima. Sono quegli individui che sanno valutare le critiche costruttive, ma non si curano delle critiche ingiuste: sono solo i celati complimenti di chi riconosce indirettamente un merito. Alle parole antepongono fatti di valore reale. Gli "abili" sono già di per se pochi. Tuteliamoli perché ne avremo estremamente bisogno.

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mercoledì 22 aprile 2020

Resterà


Dopo il confinamento forzato della pandemia intravediamo il possibile, probabilmente parziale e graduale, ritorno alla "normalità". La previsione sul "come" sarà tecnicamente la lasciamo agli esperti. Ma l'isolamento per certo ci porterà ad avere una consapevolezza di una collettività ritrovata. Le sfortune comuni innalzano il senso di solidarietà anche per lo sconosciuto. L'individualità riscopre la propria essenza in una sfera comunitaria, dove perseguire il proprio benessere è strettamente e direttamente correlato al soddisfacimento del bene comune. Inoltre, avremo certamente maggiore dimestichezza con il mondo digitale, che in qualche modo ha surrogato la nostra esigenza di relazione sociale, mitigando il disorientamento della lontananza affettiva. Non solo strumenti di smart working ma anche di social meeting. Sapendo bene che l'importante e preziosa esperienza fisica non potrà essere sostituita da un microfono ed una webcam, non si può che costatare l'aiuto che gli strumenti digitali stanno fornendo e potranno dare nel futuro. Saremo anche coscienti che il consumismo spinto fino all'inutile dove siamo arrivati non potrà essere sostenibile. Il ripensamento delle priorità sarà spinto verso l'essenziale con sano equilibrio. E questo sarà anche dovuto al fatto che, anche i più giovani, in questa situazione, indotti probabilmente pure dallo stato sanzionatorio, ci siamo per forza dovuti riscoprire più coscienziosi, responsabili e maturi. Quindi un nuovo stato delle cose con molta meno approssimazione, tornando ad avere fiducia nelle scienze e nelle competenze. Sperando che queste trovino la loro giusta declinazione oltretutto nelle più importanti istituzioni politiche e governative.
Tutto ciò mi rende fiducioso che il futuro sarà migliore.

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martedì 21 aprile 2020

Svolta


Chi prima chi dopo, ci siamo trovati tutti ad affrontare una sfida così importante sul nostro sviluppo e sul nostro successo come quella di decidere quando svoltare e quando perseverare nella strada intrapresa. La domanda di fondo che tutti ci facciamo è: stiamo facendo realmente progressi sulla nostra visione di vita al punto da pensare che questa sia realmente corretta oppure dobbiamo provvedere ad un profondo cambiamento? Questo è quel cambiamento che si chiama "svolta". Una correzione mirata e adeguata alla rotta che vogliamo seguire. Non vi è una ricetta magica oppure un modello matematico da poter utilizzare per decidere se svoltare o perseverare. Non può e non deve essere eliminato l’elemento umano: visione, intuito, giudizio, sensazioni. Tutto ciò convoglia la creatività nella sua forma più produttiva, mentre il continuare a perseverare distrugge il nostro potenziale creativo. Chi non riesce a decidere se intraprendere una nuova direzione in base ai riscontri che ha, può rimanere intrappolato in una terra di morti viventi senza né crescere e ne morire, in un limbo dove consuma se stesso e chi gli sta intorno: nessun avanzamento o peggio andare a schiantarsi brutalmente al primo ostacolo. 
La buona notizia è che noi possiamo imparare, abbiamo una creatività innata e la capacità grandissima di raccogliere i segnali anche nel rumore di sottofondo di una grigia inesorabile routine. Alla base vi è la consapevolezza, che può essere anche imperfetta, ma possiamo migliorarla con adeguate attenzioni. Così potremo allineare ogni nostro sforzo o "movimento" alla nostra visione creandoci valore e stimolando in conseguenza la nostra felicità. Una buona svolta ci può riportare sulla rotta del nostro vero successo sostenibile.

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lunedì 20 aprile 2020

Il Processo



Le cose possono capitare e accadono. Sbagliamo tutti i giorni. Nelle situazioni più disparate. Chi vi dice che non commette mai errori o mente sapendo di mentire, oppure è un idiota da allontanare immediatamente da voi! Noi molto spesso riconosciamo ciò che non va. Ma sentiamo estremo il dovere di colpevolizzare qualcuno. E di sovente la prima persona che mettiamo in discussione siamo noi stessi. Emblematica è la frequente frase: “forse non sono portato per questo o per quello...”. Quindi colpa mia per inadeguatezza. Quale sarebbe la soluzione? Facile: mollo tutto e scappo!
Immediatamente dopo la nostra sete di giustizia ci porta a condannare colui con il quale si confeziona il peccato. Nella migliore delle ipotesi il più modesto produce l’aberrante affermazione: “la colpa è nel mezzo – 50 e 50!” Così siamo tutti meno responsabili, dividiamo il peccato e saremo almeno mezzi salvi. Siamo esseri umani e commettiamo errori. Quando si trova di fronte un errore alla gente viene “normale” mettersi a cercare un responsabile anziché cercare di risolverlo. Il modo in cui si gestiscono quegli errori può avere un impatto straordinario su di noi e sulla qualità che esprimiamo verso gli altri. 
Ciò che si impara studiando Scrum nell'Agile Project Management e che può essere sperimentato facilmente è che l’esperienza diventa significativa esclusivamente per l’apprendimento; ciò che conta veramente è analizzare la situazione attuale e lavorare sul futuro. Tutto ciò ch'è stato è del tutto irrilevante. Costruiamo il contesto giusto per fare del nostro meglio e tendere a quell'eccellenza che in tutti noi. Solo così ogni errore sarà foriero di nuove opportunità! Non importa nulla la colpa ma analizza il processo, e così risolvi il problema.

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sabato 18 aprile 2020

Frenesia


Sarà per certo capitato a tutti noi di metterci a lavorare a testa bassa, senza fermarci un attimo a pensare se il cammino fosse realmente verso quell'obiettivo che volevamo raggiungere.
Con la mia compagna eravamo in viaggio in autostrada, molto concentrati sul guidare la macchina al meglio, abbiamo superato senza accorgercene, lo svincolo che ci avrebbe portato verso la nostra destinazione di vacanza. Risultato: maggiore tempo, strada, denaro, stress.
Quando premiamo l'acceleratore della nostra vita, è opportuno avere le idee molto chiare su quello che vogliamo realizzare. Rischiamo altrimenti di cadere in quel "fanatismo" che Bierce definiva ne "Il dizionario del Diavolo" come il raddoppiare i tuoi sforzi dopo aver dimenticato l'obiettivo.
Una carriera soddisfacente? Realizzare una grande opera? Una vita degna di essere vissuta? Qualunque sia il tuo obiettivo non si può prescindere dal distanziarsi da un modus operandi frenetico, di contingenze ed operatività immediata. Ma la capacita di autoanalisi, consapevolezza e riflessione per organizzare il proprio tempo al fine di massimizzare la propria produttività, pienezza di gioia e soddisfazione, dovrà essere sempre presente nel tuo metodo. Non si può demonizzare il pensiero lento della consapevolezza, perché sarà quello che potrà garantire la strada della vera felicità in ciò che si fa.

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venerdì 17 aprile 2020

Il saper non fare


In una buona organizzazione troviamo sempre tempo e modo per fissare le cose da fare. Ci sono persino diverse applicazioni che ci aiutano nelle "to do list". Siamo alla ricerca costante di efficienza ma, delle innumerevoli risorse che abbiamo a disposizione a proprio piacimento o necessità, ve n'è una di cui non ne possiamo usufruire illimitatamente ed anzi, inesorabilmente, si consuma un giorno dopo l'altro: il tempo. La sua gestione parte da un presupposto fondamentale ch'è fissare le priorità nelle cose che generano maggior valore. A tutto il resto si potrà relegare quanto ne resta inutilizzato. Per addivenire a ciò il modo più efficace è imparare il "No". Sapere cosa non fare equivale a rifiutarsi di svolgere ogni azione che comporti un investimento, oltre che di energie, di tempo. Il "No" è la parola che fa guadagnare tantissimo tempo. La prima causa della perdita del tempo sono le persone: saranno spesso impegnate, non riuscendo a gestire il proprio tempo, a chiederti aiuto per delle loro mansioni. O peggio cercheranno di delegare a te i loro compiti. Quindi dobbiamo chiederci: "questo è l'uso più produttivo per me del mio tempo?" Se la risposta è negativa, possiamo serenamente ringraziare per la richiesta e, gentilmente, rispondere che ci occuperemo della cosa se e quando sarà possibile, una volta terminate le nostre priorità. Hai già molti impegni e responsabilità a cui star dietro. La lista di lavoro che puoi svolgere materialmente è oramai satura. Attenzione!! Non parliamo solo di lavoro ma è un valore da custodire ed implementare a dovere anche la sfera umana di ogni persona: la famiglia, gli affetti, le amicizie, gli hobby e le passioni generano un valore immenso e necessitiamo di tempo per prendercene cura adeguatamente. Solo se smettiamo di fare cose che non producono valore possiamo tenere sotto controllo il nostro tempo ed impiegarlo al meglio. Rifiutati di farti aggiungere cose da fare che per te non hanno valore. Sperimenta il "No". Dillo consapevolmente e sarai padrone del tuo tempo. 

giovedì 16 aprile 2020

Preparazione


Dice Sun Tzu ne L’arte della guerra: “Conoscendo sia gli altri che se stessi la vittoria non viene messa a repentaglio, e conoscendo i fattori celesti e terrestri essa può essere completata”. Si vuole intendere che un vittoria non può prescindere dal sapere, dalla conoscenza e dalla consapevolezza di tutto quanto è coinvolto nella contesa: noi, gli altri e ciò che ci circonda che ne viene comunque coinvolto.
Pensiamo a  Napoleone, se avesse saputo e così sviluppato una strategia, scelto una strada, valutato le prospettive in maniera diversa probabilmente in Russia, e anche nel resto della sua esistenza, le cose sarebbero andate diversamente. Una guerra prevista veloce e di successo, e con una superiorità di uomini e mezzi conclamata anche dalla nomenclatura di “Grande Armata”, 700.000 uomini contro meno di 500.000, si è rivelata al contrario una lunga e logorante clamorosa disfatta. Napoleone non solo non aveva previsto la vastità della zona di conflitto, ma neanche aveva considerato l’aspetto umano di soldati partiti in estate ma ritrovatisi ancora a combattere e allontanarsi da casa in inverno inoltrato con temperature rigide e assideranti.
Immaginate di costruire un palazzo di 5 piani su un terreno franabile: disastro assicurato, pazzo da rinchiudere chi lo fa. Ecco il terreno su cui poniamo ogni nostra azione dev'essere indagato, percepito con pienezza e assimilato con dimestichezza.
Essere preparati non solo è utile, ma per chi deve agire in qualsiasi direzione, oggi giorno, è un dovere verso di se e verso gli altri.
La preparazione parte da se: devi sapere bene, avere coscienza di quello che sei, di quello che hai a disposizione e di ciò che eventualmente ti è necessario. Sapere di non sapere, come affermava Socrate, è il principio per il quale abbiamo pienezza delle nostre mancanze. Così da poterle colmare direttamente o indirettamente ma allo stesso tempo con uguale efficacia.
Conoscere chi abbiamo di fronte è indispensabile. Quante volte è successo di “leggere nel pensiero”, ovvero immaginare una situazione che poi si verifica realmente, un amante, un amico, un cliente, un nostro capo, o comunque una persona che frequentiamo con assiduità? Sono certo che sarà capitato anche a voi diverse volte. Ecco, conoscere l’altro serve a prevederne le mosse, le azioni, o anche le eventuali conseguenze che una nostra azione provochi nell'altro: una nostra esclamazione molto esuberante potrebbe avere reazioni completamente diverse se rivolta ad una persona particolarmente timida al contrario di una molto sicura di se. Così come in una trattativa una determinata proposta può sortire effetti diversi su parti in causa che hanno condizioni diverse.
I fattori celesti e terreni possiamo ritenerli in maniera empirica come quelle le leggi che regolano il mondo. Napoleone sapeva che sarebbe arrivato l’inverno, e probabilmente la sfiga volle che sia arrivato anche in anticipo (fattore celeste), ma consciamente o inconsciamente non l’ha considerato a dovere, forse troppo assorto nella presunzione di riuscire a chiudere la pratica in tempi brevi. Gestire il tempo è un’arte che va allenata con costanza e si acquisisce con esperienza. Sapere il “quando” oltre che il “come” è una discriminante fondamentale del successo. Bisogna saperlo.
La consapevolezza di quello che accade o potrebbe accadere, indipendentemente dalla nostra volontà, oppure, dalle nostre capacità, è una variabile che può cambiare le sorti di una situazione in maniera drastica.
Fate la differenza, preparatevi.

mercoledì 15 aprile 2020

MULTI-DESTROYING


La moda del momento è quella del vantarsi nel riuscire a fare mille cose contemporaneamente. Ed ammetto di averlo fatto qualche volta anch'io. Tutti conosciamo comunque qualcuno che gestisce tre progetti contemporaneamente, parla al cellulare mentre guida, esterna al alta voce le miriadi di compiti che riesce a fare al giorno.
 Praticamente il giocoliere che aumenta il numero di palline da far girare in aria, e più ne ha più cerca l’applauso per non averle fatte cadere. Pensiamo che sia possibile ma purtroppo non lo è.
Uno studioso di nome Harold Pashler nei primi anni novanta ha dato un nome a questo fenomeno e lo ha chiamato “interferenza da doppio compito”. L’esperimento che ha condotto era molto semplice: dava un compito ad un gruppo di persone molto semplice come premere un bottone ad un determinato suono, aggiungendo un ulteriore semplice compito il tempo di impiegato raddoppiava. Pashler alla fine dei suoi studi è arrivato all'assunto che le persone pensano una cosa alla volta. E nel momento che dovete passare da un compito all'altro vi è una perdita di energia e di tempo, e ciò è dovuto al cambiamento da un contesto ad un altro. Occorre un certo sforzo per “interrompere” un processo, accedere alla memoria e recuperarne un altro, per poi svolgere quel lavoro.
Il nostro cervello lavora in serie e non in parallelo. Quindi deve fisiologicamente terminare un processo per procedere con quello successivo. Pensate, lavorando al pc, quanto tempo impiegate a chiudere un file per riaprirne e un altro, saranno certamente frazioni di secondo o secondi in base al tipo di file che sommati alla fine è tempo “sprecato” se lo facciamo in continuazione.

Progetto AgilMind

martedì 14 aprile 2020

Grazie-tudine


Il paradosso che si trova ad affrontare la società di oggi è che mai come in questo periodo si stia così tanto bene, con un altissimo grado di benessere,  e allo stesso tempo il momento si caratterizza sempre più per lamentele, criticità, rabbia, malessere, violenza, negatività e aspettative oltremodo irragionevoli. Una fortissima infelicità diffusa.  La felicità possiamo intenderla come il rapporto tra le aspettative che abbiamo è la realtà che ci creiamo. Se quindi le aspettative sono sempre fuori misura, cioè quello che abbiamo non ci basta mai, qualsiasi realtà non andrà mai bene. Ma esiste un sentimento che è fondamentale per la propria esistenza: la gratitudine.E quando noi chiediamo a chiunque: ma tu sei grato per quello che hai? Tutti quanti noi inconsciamente diremo subito ma certo! Si ovvio!
Ma a livello interiore ed emotivo pochissime persone sono realmente grate per quello che hanno e la sua percezione necessita di allenamento. Ciò che può fare la differenza è poterla percepire appieno nel tuo interno, nella tua coscienza, nella tua anima. Un cambio di prospettiva radicale su tutto ciò che ci circonda e per il quale essere grati. Tutto ciò che ci è donato. Mi è piaciuto coniare una parola nuova, tanto scorretta quanto a me simpatica: la “GRAZIETUDINE”: l'allenamento dell’attitudine al “Grazie”. 

Puoi approfondire l'argomento con Progetto AgilMind

AgilTime

“Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo i...