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venerdì 12 giugno 2020

Tutto procede come Imprevisto



Proviamo a schedulare ogni attimo della nostra esistenza. Nell'impresa è spesso consuetudine calcolare tutte le variabili di un progetto più volte e produrre fantastici grafici e diagrammi rappresentativi di ferme previsioni. Creiamo rigide convinzioni sulle nostre esperienze aspettandoci che la realtà ciclicamente si comporti in maniera uniforme.

Ma la natura ha disposto una condizione secondo la quale, per quanto ad ogni giorno possa seguirne un altro, il primo non sarà mai uguale al secondo. Pensiamo anche solo alla luce di un giorno che non sarà la stessa e per lo stesso tempo dell’altro. Mai.
L’imponderabilità è una faccenda con la quale tutti prima o poi dobbiamo fare i conti. L’imprevisto coglie chiunque, senza preavviso. Ed il più delle volte accade quando i piani sembrano destinati a procedere proprio come li avevamo pensati, preparati, studiati, analizzati. Laddove abbiamo ridotto ogni margine d’errore, il fallo è pronto a manifestarsi. Può accadere. E’ la fallibilità del “secondo me è impossibile”.

Possiamo comunque provare ad accogliere “l’inaspettato” come un ospite di quelli non preannunciati da far accomodare ugualmente in salotto: osservarlo e comprenderne l’eventuale natura, ed all'occorrenza giovarne per qualche aspetto. L’imprevisto come novità, come processo di crescita, di apprendimento, di curiosità. Se non in qualcosa forse in noi stessi, l’occasione di provarci su un nuovo terreno, sotto una nuova luce, in una nuova dimensione.

L’alternativa è precluderci tutto e fuggire tra gli alibi e le scomode barricate delle nostre convinzioni. Ma la fuga dall'imponderabile è la fuga quindi dalla vita; chiudere gli occhi di fronte alla straordinaria bellezza delle diverse sfumature tra gli istanti.

“La vita è sempre trionfo dell’improbabile e miracolo dell’imprevisto” H. De Lubac


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domenica 7 giugno 2020

La Bolla


Può accadere che i nostri timori creino tutt'intorno a noi una sorta di bolla. Una come quelle che da bambini creavamo soffiando dentro alcuni tubetti con all'interno del detersivo per stoviglie. 
Quando ci troviamo in queste bolle la paura si attenua. Ci sentiamo quasi protetti. Ci circonda e ci culla quando si muove lenta e dolce. Nella bolla ci specchiamo. Dall'esterno arrivano immagini piacevolmente distorte ma tenui, rarefatte al punto da non preoccuparci. Nella bolla ci sentiamo fuori da ogni pericoloso agente contaminante. Nella bolla ci siamo noi con le nostre certezze. E nella curva della bolla troviamo il ritorno delle nostre convinzioni. Nella bolla è tutto per forza giusto, corretto, incontaminato.
Nella bolla però siamo soli. 
Tutte le bolle che abbiamo soffiato da bambini si sono poi inesorabilmente allontanate in balia dei venti e svanite al minimo tocco... sovente il tocco era anche il nostro.
Perché nella bolla dopo poco anche la nostra immagine riflessa si distorce e non ci rappresenta più. Nella bolla non sentiamo altre voci se non la nostra. Nella bolla poi si consuma l'ossigeno e comincia a mancarci il respiro. Possiamo anche urlare a squarcia gola ma il nostro grido non può raggiungere nessuno. Nella bolla siamo comunque in balia dei venti e possiamo sempre ruzzolare inaspettatamente. Col tempo nella bolla che sentivamo proteggerci comincia l'angoscia. 
La bolla al tocco vivo della realtà svanisce.

AgilTime

“Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo i...